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Il malvivente ucciso nel conflitto a fuoco con la polizia.
Il malvivente ucciso nel conflitto a fuoco con la polizia.

Rispondono della morte dell'uomo pronto a sparare dopo avere ucciso il brigadiere Legrottaglie

Incredibile sviluppo dopo i due conflitti a fuoco ingaggiati in Puglia da criminali contro carabinieri e polizia: nei guai chi ha fatto il suo dovere evitando altre probabili vittime. La Procura della Repubblica chieda il proscioglimento immediato.

Suscita indignazione l'accusa di omicidio colposo ai due poliziotti che in Puglia rispondendo al fuoco, e per non farsi ammazzare, hanno ferito a morte uno dei due criminali che a Francavilla Fontana in provincia di Brindisi avevano ucciso il brigadiere dei carabinieri Carlo Legrottaglie. Ancora una volta finisce nei guai il tutore dell'ordine che rischiando la propria vita e per salvare anche quella altrui riesce a non farsi ammazzare. All'evidenza dei tragici fatti, tutti interamente ricostruiti nell'immediatezza e alla luce del sole, ci si attende che la Procura della Repubblica chieda il proscioglimento immediato di questi agenti che hanno fatto il loro dovere.

L'azione violentissima di due componenti di una banda criminale

Tutto è partito a metà settimana dall'azione violentissima di due componenti di una banda, ancora da sgominare, attrezzata di armi ed arnesi per compiere assalti a furgoni blindati. Fuggiti, con l'auto rubata, all'alt di una pattuglia dei carabinieri e raggiunti con l'inseguimento, hanno aperto il fuoco uccidendo il brigadiere Legrottaglie e scappando a piedi nelle campagne. L'imponente operazione delle forze dell'ordine che ne è subito scaturita ha visto impegnati nelle province di Brindisi e Taranto tutti i reparti disponibili.

Se il poliziotto con avesse reagito con estrema prontezza

In condizioni di massimo allarme, a scovare i due assassini armati in fuga sono stati due "falchi", agenti in moto specializzati in inseguimenti ad alta velocità e tiro anche su strade accidentate. In una scena con presenza di ignari contadini e operai, all'intimazione di buttare la pistola che impugnava, il killer, anziché arrendersi, ha sparato. Se il poliziotto non avesse reagito con prontezza rispondendo al fuoco, oggi ci troveremmo a piangere anche la sua morte e forse pure quella di altre persone innocenti.

A quel modo è morto il pregiudicato Michele Mastropietro; e per questo i due "falchi" sono ora indagati.

Il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap), Stefano Paoloni, si è limitato a commentare "Puntuale come un orologio svizzero è arrivato l'avviso di garanzia. I colleghi hanno fatto il loro dovere per fermare due pericolosi assassini armati, rischiando la vita, e ora rischiano un processo" e ha definito l'iscrizione "un atto dovuto". Il Sindacato italiano militari carabinieri (Sim), nell'esprimere solidarietà agli agenti, ha invece definito l'avviso di garanzia "un atto d'accusa che non garantisce nulla".

Proscioglimento immediato di un benzinaio chiesto da un Pm coraggioso

Non è facile addentrarsi nei meandri del sistema giudiziario. Mi sovviene tuttavia il ricordo di un caso del quale da cronista mi occupai alcuni decenni fa in provincia di Catania, accorrendo a tarda sera col fotografo alla segnalazione di una sparatoria mortale nella stazione di servizio di un benzinaio. Partecipando al sopralluogo, si rinvenne in strada il cadavere di un giovane, ancora armato, a una cinquantina di metri dalla stazione di servizio, dov'era col volto sanguinante, perché raggiunto sebbene di striscio da un colpo esploso dai rapinatori, una donna, risultata moglie del benzinaio. Questi riferì che si trovava nella garitta; ne era uscito dopo aver sentito gli spari e vedendo la moglie insaguinata aveva sparato contro i malviventi che puntavano ancora le armi spianate, mettendoli in fuga. A giudicare dalla posizione del cadavere, si poteva escludere che il benzinaio avesse inseguito il rapinatore fin nella strada e gli avesse sparato alle spalle? A escluderlo era la scia di sangue del malvivente che partiva davanti alla garitta e si estendeva fino al punto nel quale s'era accasciato nella strada.

A dirigere le indagini si era subito recato sul posto il sostituto Procuratore della Repubblica Michelangelo Patanè, che aveva fatto intervenire anche medico legale e perito balistico. Al termine del sopralluogo, il coraggioso magistrato, scambiate con me alcune considerazioni, mi disse "Puoi scrivere subito che chiedero il proscioglimento immediato del benzinaio per legittima difesa".

Da allora nel sistema giudiziario sono cambiate alcune cose con la cosiddetta riforma Cartabia. Da un lato si vuole che il pubblico ministero eserciti l’azione penale solo in presenza di indagini complete; e da un altro lato si portano i giudici dell’udienza predibattimentale a pronunciare sentenza di non luogo a procedere qualora non sia possibile svolgere una prognosi di ragionevole condanna. Ciò, come in passato, non impedirebbe alla Procura di richiedere subito il proscioglimento, che può poi essere disposto solo dal giudice delle indagini preliminari. Sono norme in linea generale ineccepibili, ma abbastanza farraginose nel caso di uso legittimo delle armi da parte dei tutori dell'ordine.

Ecco perché è auspicabile, dunque, che la richiesta di proscioglimento dei due agenti sia subito formulata dalla Procura, ovvero, in mancanza, dai difensori degli indagati, che meritano un encomio anziché un processo.

 

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