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Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Michele Buoninconti, Massimo BossettiIl numero di errori giudiziari in Italia non è irrilevante, eppure si possono contare sulle dita di una mano le sentenze sbagliate per innocenti finiti addirittura all’ergastolo. Impressiona invece il numero di condannati definitivamente per omicidio che - quasi che fosse una moda - continuano a proclamarsi innocenti nonostante le conclusioni giudiziarie.

S’è discusso a lungo dei casi di Rosa e Olindo Romano, Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Michele Buoninconti e Massimo Bossetti, ma la lista non si esaurisce qui; e ancora si discute di qualche vicenda in minima misura riaperta. Non c’è nulla a che vedere con lo storico caso del morto vivo Salvatore Gallo, di oltre settant’anni fa.

Stop a fantasticherie sull’orrenda strage di Erba

Quest’anno la Cassazione ha posto fine alla telenovela sulla strage di Erba, dove l’11 dicembre 2006 furono massacrate quattro persone, con una aggressione selvaggia paragonabile alle mattanze della mafia. Le tardive lagnagne degli autori, Rosa e Olindo Romano, in un primo momento ampiamente rei confessi, potrebbero essere ascritte alla sfera di innocue fantasticherie; se non fosse che i tentativi di revisione del processo, nel puntare su elementi effimeri, su peli insignificanti, hanno rievocato sospetti su persone innocenti e persino sulla correttezza del lavoro investigativo svolto da un encomiabile maresciallo dei carabinieri.

Quasi in mutande al parco dopo l’omicidio di Melania Rea

Suscita ilarità il ricordo di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’esercito che il 18 aprile 2011 denunciò la sparizione della moglie gridando “Al lupo, al lupo!” mentre si aggirava quasi in mutande nel parco di Colle San Marco, dopo avere ucciso in un bosco la moglie Melania Rea con trentacinque coltellate davanti alla figlioletta ed essersi sbarazzato degli abiti con tracce di sangue.

Condannato in primo grado all’ergastolo, la pena gli è stata poi ridotta a vent’anni, con esclusione dell’aggravante della crudeltà. Ha suscitato perplessità la conclusione secondo la quale il delitto fu “d’impeto”: l’omicidio, infatti, era scaturito da una torbida relazione che il militare intratteneva segretamente con una collega, manifestandole la promessa di un fidanzamento ufficiale.

La mitezza della pena definitiva, la concessione di licenze premio e l’idea che l’assassino torni fra non molto libero fanno indignare l’opinione pubblica e soprattutto i familiari di Melania. Salvatore Parolisi non ha mai confessato il delitto e, nonostante le evidenze processuali e la clemenza della magistratura, continua a dire che è innocente.

Chiara Poggi, improbabile pista aggiuntiva o alternativa

Complicate sono state le vicende giudiziarie sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane che il 13 agosto 2007 fu uccisa nella sua casa di Garlasco; anche lei massacrata da mano amica secondo i magistrati, che hanno condannato a sedici anni il fidanzato Alberto Stasi.

Le indagini immediate erano state tormentate da contrasti nell’Arma (inizialmente col maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto) e forse pure da fattori ambientali: correva voce, infatti, che ci fossero persino condizionamenti dall’alto per non approfondire o per eludere indizi su persone di famiglie particolarmente rispettabili. Non si doveva andare a fondo nelle indagini su un giro di pedofilia del quale erano emerse labili tracce?

Incastrato Alberto Stasi sulla base di elementi e valutazioni scientifici, sembrava che non potessero più esserci versioni giudiziarie alternative. Eppure a distanza di tempo son partite pesanti accuse per presunti illeciti a Pavia, con l’arresto di un capitano, un maresciallo e due carabinieri di una caserma che si era occupata dell’omicidio di Chiara Poggi, col cui caso gli indagati, tuttavia, non avrebbero, a quanto riporta la stampa, a che vedere. Queste vicende suscitano inquietudini.

Alberto Stasi, comunque, sostiene sempre che non è stato lui a uccidere la fidanzata. Ed ecco che il caso è stato riaperto dai suoi avvocati proponendo l’esame di elementi che per ora hanno portato a indagare per omicidio, in concorso con altri, Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, la cui posizione era stata più volte esaminata, finendo però all’archivio.

La questione verte su consulenze che riguardano tracce di impronte trovate a suo tempo sulle unghie della giovane assassinata: non sono elementi nuovi, ma si parte dalla riconsiderazione di tracce da molto tempo acquisite e ampiamente valutate, sulle quali la Procura di Pavia sta compiendo ulteriori accertamenti. Come andrà a finire e a che cosa potrà portare il procedimento non si può sapere; c’è per ora una pista aggiuntiva o alternativa improbabile.

Michele Buoninconti, anche lui innocente?

Come non ricordare Michele Buoninconti, l’ex vigile del fuoco che il 24 gennaio 2014 uccise a Costigliole d’Asti la moglie Elena Ceste?

Sono indimenticabili le sceneggiate che per diversi giorni inscenò davanti alle telecamere e nel corso delle ricerche: “Sono un pompiere - gridava -, perché i carabinieri indagano su di me anziché sull’altro?”.

Le indagini, pur essendoci forti sospetti sull’uomo, erano difficilissime; e il merito di avere raccolto prove schiaccianti fu di un capitano dei carabinieri, ufficiale di razza, che lavorò meticolosamente e senza soste.

Elena Ceste non era uscita da casa, come sosteneva il marito, nuda, allontanandosi per una direzione incerta. Il Buoninconti, che per il suo mestiere conosceva bene gli anfratti della zona, dopo averla uccisa ne aveva occultato il corpo in un canalone coperto da rovi, dove il cadavere fu scoperto il 18 ottobre 2014.

La condanna definitiva è stata a trent’anni. Innocente, come si professa, anche lui?

Massimo Bossetti e la commedia a puntate

Mai c’era stata in Italia una commedia giudiziaria a puntate come quella riguardante Giuseppe Massimo Bossetti, il muratore che sconta l’ergastolo per avere assassinato il 26 novembre 2010 la tredicenne Yara Gambirasio a Brembate di Sopra. Se fosse stato scelto per lui il rito abbreviato, subito dopo l’arresto, se la sarebbe cavata con trent’anni.

Di eccezionale, in questo caso, c’è che, fra ricorsi, appelli e sentenze, innumerevoli magistrati si sono pronunciati senza lasciare adito ad alcun dubbio sulla responsabilità dell’imputato; che al momento dell’arresto era solo accusato perché risultavano sue alcune impronte rilevate sugli slip di Yara, mentre le successive indagini, col rito ordinario, hanno poi fatto raccogliere a suo carico una serie di indizi, tutti rilevanti per il completamento del quadro accusatorio.

Bossetti non ha mai ammesso di essere l’assassino di Yara; e con i suoi avvocati ha continuato a esperire una serie interminabile di atti giudiziari allo scopo di ottenere la revisione del processo. Le questioni risollevate, persino con qualche denuncia, non hanno avuto successo, riguardando precipuamente le modalità di acquisizione (e in ultimo anche di conservazione), di lettura e di comparazione delle tracce di dna che sono state attribuite a Bossetti: tutti elementi che in sede processuale erano stati ampiamente valutati in contraddittorio al dibattimento.

Impossibile un nuovo caso come quello di Salvatore Gallo

Non siamo di fronte a vicende come l’irripetibile caso di Paolo Gallo, che ricorda il valoroso cronista catanese Enzo Asciolla, col quale poi svolsi per decenni nottate di lavoro al quotidiano “La Sicilia”. Fu lui il 7 ottobre 1961 a scovare Gallo, dopo che nel 1954 era sparito nelle campagne di Avola e non ne era stato trovato il corpo. Lo scoop giornalistico non fu da poco, poiché Paolo Gallo era stato per anni considerato morto, anzi ucciso dal fratello Salvatore, che per il presunto omicidio era già stato condannato all’ergastolo in via definitiva.

Per risolvere il caso fu approvata il 14 maggio 1965 una modifica al codice di procedura penale, consentendo la revisione del processo, che prima di allora non era ammissibile. Fu stabilito anche che le vittime di errori giudiziari hanno diritto a un risarcimento danni da parte dello Stato.

Ora è evidente a chiunque che le condanne recenti delle quali s’è anzidetto non riguardano omicidi presunti ma reali. Quegli atroci delitti hanno avuto per vittime donne innocenti che non si sono nascoste come fece Paolo Gallo, non potranno mai più tornare, meritano ricordo commosso ed eterno e perciò suonano persino raccapriccianti le alchimie di chi vorrebbe farla franca.

 

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