
Femminicidi, difficile o vana la prevenzione
La società non ha ancora capito il valore del rispetto tra i generi
Le varie forme di prevenzione non sono bastate a porre un freno ai femminicidi. Quelli commessi in questi primi mesi dell’anno hanno superato la ventina: un numero percentualmente inaccettabile rispetto a quello complessivo di tutti gli omicidi registrati in Italia, che da anni sono in calo.
Sono diminuiti soprattutto i delitti di stampo mafioso, dacché le cosche, dopo i decenni cruenti dell’autosterminio, sono tornate a perseguire in silenzio, senza clamori, i loro obiettivi di arricchimento illecito.
Gli esperti di diritto o di criminalità si affannano in dibattiti non solo sulle statistiche, realmente allarmanti sebbene controverse. Spetta ai competenti e alla sociologia discutere, come avviene, delle cause, dell’efficacia e dei rimedi posti in essere con l’introduzione di norme sempre più aggiornate, ma anche problematiche.
Ammonizioni, divieti di avvicinamento e braccialetti elettronici si sono rivelati strumenti forse utili ma di scarsa efficacia. Non tutti la pensano in tal modo, essendo anche diffusa l’opinione che l’attuale sistema giudiziario sia sull’argomento il migliore possibile.
Nuove discussioni stanno coinvolgendo anche il ministero dell’Istruzione, con l’ipotesi di intensificare nei programmi lo studio dell’educazione civica o di introdurre qualche nuova materia più adeguata ai tempi.
I femminicidi sono una ferita aperta nella nostra società, che continua a scuotere le coscienze e a mettere in luce le profonde disuguaglianze e violenze che ancora oggi subiscono le donne per mano del partner o ex partner.
Non possiamo permetterci di ignorare le storie di donne che dopo aver subìto abusi, violenze e minacce hanno pagato con la vita il prezzo della loro libertà e della loro dignità.
Evidente è che il femminicidio è un problema non solo di violenza domestica, ma anche di cultura. È il risultato di una mentalità che ancora oggi considera le donne come oggetti da possedere e controllare; è il frutto di una società che non ha ancora capito il valore dell'uguaglianza e del rispetto tra i generi.
Solo attraverso un'azione collettiva e un impegno costante possiamo sperare di ridurre il numero di vittime e avere una società più sicura e più giusta.
SUSANNA RAINERI è una scrittrice biellese pluripremiata. Grande appassionata di musica e attiva volontaria in associazioni di rilievo, è una figura innovativa nel panorama della poesia contemporanea. Il suo stile evoca emozioni vivide, affronta temi universali come l'amore e la memoria con una sensibilità che offre una pausa contemplativa, accompagnando delicatamente chi cerca di comprendere se stesso e la sua interiorità.









