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CRONACA CULTURA POLITICA REGIONIRivista diretta da Salvo BellaQuesto sito utilizza cookies tecnici propri e cookies di profilazione di terze parti. Continuando la navigazione accetti.
- Scritto da Salvo Bella

Ammontano a due miliardi e mezzo le spese italiane sostenute dal 2022 per armare l’Ucraina. Necessarie, utili? La politica, a destra e a sinistra, è divisa sullo spinoso tema, mentre ancora si stenta a trovare una soluzione per porre fine al conflitto con la Russia.
L’Italia ha sborsato un miliardo e mezzo per l’European Peace Facility e in parte dovrebbe poi rientrare da questa spesa. Permane invece una sorta di tabù sulla tipologia e sulla quantità dei materiali inviati finora direttamente a Kiev, trattandosi di dati sensibili della sfera militare e della sicurezza.
L'Osservatorio sulle spese militari italiane (Milex) si è occupato del tema con molta attenzione, evidenziando che il costo globale sostenuto da Roma ammonterebbe a oltre due miliardi e mezzo per fornire all’Ucraina missili Stinger americani, missili anticarro Spike, obici semoventi FH 70 e M109, nonché munizioni e altro. Ciò ha costretto a ripristinare le scorte militari con la spesa di altri miliardi, assai più di quelli che sarebbero occorsi per il solo aggiornamento.
Non si tratta perciò di aiuti per il sostentamento della popolazione, come materiale sanitario o alimenti, ma di micidiali arsenali che oltre alle esigenze di difesa hanno un potenziale aggressivo spaventoso.
Inutile si è rivelato il principio, sostenuto dall’Europa, secondo il quale l’accresciuto potenziale bellico del Paese invaso dalla Russia avrebbe potuto porre fine molto rapidamente al conflitto. Contro le armi hanno protestato sin da subito in Italia molti intellettuali e pochi giornalisti come Michele Santoro, con una diffusa tendenza a isolarli e ad additarli come filo putiniani.
- Scritto da Salvo Bella
Il rinnovo di una carta di identità elettronica richiede tempi di attesa scandalosi: minimo quaranta giorni per avere un appuntamento attraverso il governo. Si spende una barca di denaro pubblico per automatizzare i servizi ai cittadini, trattati invece con tempi da diligenza.
Il documento di identità elettronico - la cosiddetta cie - si può ottenere a pagamento in qualsiasi Comune, anche diverso da quello di residenza; ma l’accesso agli uffici non è libero, tranne rari casi. Nei siti internet delle amministrazioni comunali ci si trova costretti a navigare tra vari menù e voci varie di difficile comprensione, senza riuscire nell’intento di scovare le necessarie informazioni: vi si trova di tutto, ma nulla che riguardi le modalità di rilascio della cie. Ma ecco sopperire in teoria il governo con l’apposito servizio web prenotazionicie.interno.gov.it.
- Scritto da Salvo Bella
Il numero di errori giudiziari in Italia non è irrilevante, eppure si possono contare sulle dita di una mano le sentenze sbagliate per innocenti finiti addirittura all’ergastolo. Impressiona invece il numero di condannati definitivamente per omicidio che - quasi che fosse una moda - continuano a proclamarsi innocenti nonostante le conclusioni giudiziarie.
S’è discusso a lungo dei casi di Rosa e Olindo Romano, Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Michele Buoninconti e Massimo Bossetti, ma la lista non si esaurisce qui; e ancora si discute di qualche vicenda in minima misura riaperta. Non c’è nulla a che vedere con lo storico caso del morto vivo Salvatore Gallo, di oltre settant’anni fa.
Stop a fantasticherie sull’orrenda strage di Erba
Quest’anno la Cassazione ha posto fine alla telenovela sulla strage di Erba, dove l’11 dicembre 2006 furono massacrate quattro persone, con una aggressione selvaggia paragonabile alle mattanze della mafia. Le tardive lagnagne degli autori, Rosa e Olindo Romano, in un primo momento ampiamente rei confessi, potrebbero essere ascritte alla sfera di innocue fantasticherie; se non fosse che i tentativi di revisione del processo, nel puntare su elementi effimeri, su peli insignificanti, hanno rievocato sospetti su persone innocenti e persino sulla correttezza del lavoro investigativo svolto da un encomiabile maresciallo dei carabinieri.
- Scritto da Salvo Bella
Può sembrare una stupidata occuparsi di pietre, che si trovano dappertutto; ma il caso dei meravigliosi sassi bianchi spariti dalla Baia di Guidaloca, a Castellammare del Golfo, suscita indignazione: sono selvagge ruberie inammissibili in una spiaggia meravigliosa amata da italiani e stranieri.
La questione è stata sollevata da una signora, Enza Agrusa, nel gruppo Facebook “Noi amiamo Castellammare del Golfo” (https://www.facebook.com/groups/1466702033542002), che ha invocato maggiori attenzioni da parte delle istituzioni, chiedendo se la competenza appartenga al Comune, alla Guardia Costiera o ad altri.
Nel dibattito che ne è scaturito, si ipotizza che siano state mareggiate o risacca a causare il degrado; e che il mare è solito sottrarre ma anche restituire: che lo faccia però giusto con quei sassi - e non anche con abbondanti rifiuti lasciati da mascalzoni – è molto strano, incredibile.
Sarà pure che la sparizione è avvenuta non di botto ma progressivamente; eppure lo scempio ha avuto una sorprendente accelerazione in soli tre mesi dallo scorso gennaio, quando avevo avuto il piacere di ammirare alla spiaggia in abbondanza quelle forme stupende.
“Queste pietre, fin da quando ho memoria, hanno sfidato – scrive Enza Agrusa - ogni furia del cielo e del mare: piogge incessanti, alluvioni, nubifragi, bufere e venti impetuosi. Sono sempre rimaste lì, salde, mute custodi del tempo che scorre”.
La polemica investe anche la questione di spazi demaniali ceduti per l’installazione di strutture di accoglienza, come lidi o locali di rinfresco, che dovrebbero essere assoggettati a controlli severi.
Le pietre bianche di Guidaloca sono state oggetto, più probabilmente, di furto, finendo ad adornare proprietà private a monte, dove stanno spuntando cantieri a non finire sotto l’apparente legalità delle “ricostruzioni” anche dove non c’era mai stato un rudere: roba che sta deturpando col cemento un paesaggio naturale meraviglioso. I sassi vengono rubati pure in sacchi da sedicenti artisti che li dipingono e li vendono nel tratto pedonale di corso Garibaldi a Castellammare del Golfo, dove sarebbe opportuna una visita di carabinieri, polizia o Guardia di finanza.
Chi si curerà di ripristinare un po’ d’ordine e di riportare i sassi bianchi a Guidaloca?
Le foto sono di Enza Agrusa








