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Salvatore Spitaleri
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Il cadavere di Liliana Resinovich fu tenuto al chiuso
La morte della povera Liliana Resinovich mi ha sempre incuriosito dal punto di vista criminalistico, anche e comunque per le diatribe sorte in merito alle cause, divenute oggetto di accesi dibattiti tra i sostenitori della tesi suicidaria e quelli della tesi omicidiaria.Il rinvenimento del corpo della povera Liliana, un cadavere imbustato con le modalità ampiamente descritte, era a dir poco anomalo. Ad oggi ci si chiede come sia stato possibile avallare, nell’immediato, una ipotesi così improbabile come quella del suicidio e ancora più assurdo che si sia chiesta l’archiviazione in tempi così veloci, senza approfondire le indagini, pur in presenza di evidenti anomalie. Erano troppe le cose che non quadravano in questo ipotetico suicidio ed in tutta evidenza chi si è opposto all’archiviazione desiderava fare chiarezza sulle improbabili ragioni che avrebbero spinto la vittima a porre fine ai propri giorni. Si è voluto ricostruire la sua vita, la vita di una persona tutto sommato abbastanza riservata ma che di certo non meditava la propria fine.... Purtroppo occorre ricordare che, se la perizia iniziale si presentava abbastanza lacunosa, la superperizia lascia dei punti irrisolti.
Giusto per dirne una, il relativo buono stato di conservazione del corpo per un lasso di tempo così lungo strideva con le condizioni ambientali del sito di rinvenimento, dove si registrano temperature troppo alte perché i fisiologici fenomeni putrefattivi potessero risultarne rallentati.
Improponibile la tesi del corpo all’aperto per 21 giorni
Il team di “superconsulenti” capeggiato dalla dottoressa Cristina Cattaneo in proposito ha fornito la seguente spiegazione: “La temperatura media nel boschetto di 5.4 gradi centigradi - +/- 2,4 gradi - è idonea alla conservazione per 21 giorni del corpo di Liliana nel luogo di rinvenimento”.







