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    Rivista diretta da Salvo Bella
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Stefano Santoro racconta tutto sulla misteriosa uccisione dei due carabinieri

Strage di Alcamo, onestà di un’inchiesta drammatica

Dubbi e smentite di ricostruzioni fantasiose e opportuniste su autori e movente. Mirino su confessione, ritrattazione e “suicidio” di Giuseppe Vesco

Stefano Santoro, strage di Alcamo Marina

Una rivisitazione della strage di due carabinieri nella caserma di Alcamo a oltre 50 anni dal massacro può sembrare sterile; ma apre squarci profondi e inquietanti se a offrirla è Stefano Santoro, l’alcamese che da lungo tempo si dedica a una indagine minuziosa e ora, con coraggio, ne offre i risultati nel suo libro “Le mani sul silenzio”, pubblicato da pochi giorni da Amazon.

Santoro era un bambino quando, nella notte tra il 26 ed il 27 gennaio 1976, due carabinieri, il diciannovenne Carmine Apuzzo e l'appuntato Salvatore Falcetta, furono ritrovati assassinati nella casermetta "Alkamar" di Alcamo Marina. La sua famiglia, col padre anch’egli carabiniere nello stesso paese, precipitò nello sconforto. Il duplice delitto estremamente allarmante, per efferatezza e modalità complesse di esecuzione, scosse l’Italia e l’intera Alcamo, pur essendo già insanguinate le strade del paese da delitti di mafia, come molte altre parti della Sicilia.

La storia della strage può essere schematicamente riassunta in poche righe.Nella notte un commando scassò la porta della casermetta con l’uso della fiamma ossidrica. Assassinati con cinque colpi di pistola i due militari, sorpresi nel sonno, gli autori misero a soqquadro i locali e ne asportarono armi, uniformi e persino viveri. L’allarme fece scattare una vasta operazione, nel corso della quale, sorpreso in auto con due delle pistole trafugate, fu arrestato Giuseppe Vesco, giovane contadino del paese senza alcun precedente. Questi confessò, chiamando in correità altri quattro giovani, due dei quali poi arrestati e gli altri due fuggiti all’estero. Dopo varie traversie, gli imputati furono condannati, per poi essere assolti in un processo di revisione scaturito da rivelazioni di un ex carabiniere, secondo il quale le confessioni erano state estorte con violenza. Anche Vesco, nel frattempo, aveva vagamente ritrattato dal carcere, dove era stato trovato impiccato in cella prima che potesse rispondere di alcunché in un processo.

A dirla così può essere tutto logico e chiaro. Senonché a oggi restano impuniti gli autori della strage. Alla storia schematica dei fatti si sono aggiunte nel tempo presunte “scoperte” su possibili piste e su moventi adombrati con faciloneria, a volte persino sospetta: dall’eversione extraparlamentare di sinistra a un coinvolgimento di Gladio e di servizi segreti, ma anche di apparati dediti a un traffico di sostanze nucleari che Apuzzo e Falcetta avrebbero scoperto prima di essere assassinati.

Stefano Santoro, a differenza di molti altri analisti, ha compiuto una indagine accuratissima studiando ogni dettaglio dell’intera vicenda; non col criterio del sentito dire o delle suggestioni divulgate con sistema del copia e incolla, ma con l’acume e la perspicacia che avevamo una volta in Sicilia alcuni giornalisti specializzati di cronaca nera, abituati a vedere e toccare direttamente. Non a caso Santoro premette di non essere un giornalista, per non essere confuso con certo ciarpame; e prosegue con la sua attività, ormai consolidata, di autore di ricostruzioni video documentarie, una delle quali già dedicata, appunto, alla strage di Alcamo Marina.

Questo libro inchiesta spazza una volta per tutte le fake news, attraverso la lettura oggettiva degli atti, mettendone in rilievo, con attente comparazioni, punti fermi e incontrovertibili ma anche contraddizioni clamorose, mai approfondite da chi, in sede giudiziaria, avrebbe dovuto farlo.

Ma l’inchiesta non si limita a questo. Santoro, infatti, da New York, dove vive, è tornato ripetutamente in Italia, dove, andando in lungo e in largo, ha scovato documenti finora inediti e intervistato protagonisti diretti o collaterali della vicenda, cioè testimoni, mafiosi, indagati, militari, informatori confidenti; raccogliendo elementi importanti e sottoponendoli a una verifica rigorosa.

La capacità di valutazione conferma una competenza elevata.

A fronte di tutto ciò, l’inchiesta è un documento onesto, vivo e drammatico, che trascina il lettore facendogli rivivere in modo quasi filmico un quadro di massima tensione. Stefano Santoro non tira le somme, ma partecipa del dolore vissuto da tutte le persone coinvolte, comprese quelle delle quali, una volta prosciolte, è stata riconosciuta l’ingiusta detenzione. Nel libro colpisce il focus sulla vita esasperata di quel Giuseppe Vesco e sul suo arresto. Pestaggi che possano esserci stati oppure no, non può essere smentito che fu lui a portare i carabinieri in un deposito che poco prima aveva preso in affitto a Partinico, facendovi ritrovare gran parte di ciò che il commando aveva asportato dalla casermetta della strage. Assai toccante il diario che il giovane di Alcamo andava scrivendo prima della strage; da leggere, perché la chiave del giallo di Alcamo Marina sta forse solo lì.

SALVO BELLA è nato a Giarre in provincia di Catania nel 1949. Giornalista professionista iscritto all’Ordine dal 26-02-1971, da redattore del quotidiano “La Sicilia” e direttore di giornali s’è occupato di mafia e criminalità, svolgendo inchieste i cui esiti sono stati fatti propri dalla Commissione parlamentare antimafia. Nel 1997 ha smascherato “il cacciatore di anoressiche”, convincendolo a rivelare la sua doppia personalità: era l’antiquario di Pisogne Marco Mariolini, che in un libro choc annunciò un omicidio, poi commesso l’anno dopo. Il caso ha ispirato il film di Matteo Garrone “Primo amore”, premiato al Festival internazionale di Berlino. Medaglia d'oro dell'Ordine dei giornalisti per i cinquant'anni di iscrizione all'Albo, dirige la casa editrice libraria Gruppo Edicom. Fra i suoi libri "La regola del silenzio" (Catania 1970), “Rivelazioni sulla scomparsa di uno scienziato: Ettore Majorana” (Milano 1975), “Il padrono: quale mafia?” (Milano 1980), "Toghe all'inferno" (Catania 1994),"Yara, orrori e depistaggi" (Milano 2014), "Nera - Cinquant'anni di giornalismo in trincea tra mafia e poteri: cronisti, delitti, retroscena" (Milano 2021. Premio Piersanti Mattarella, Campidoglio, Roma 2022).

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