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Il 23 aprile è stata la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore e più che mai si è celebrato l’anticopyright galoppante grazie all’intelligenza artificiale. Vedo sempre più vicino il successo di questa lotta di civiltà.

La data è stata scelta dall’Unesco come momento per evidenziare il valore delle storie e del libro, a ricordo che in quella data morirono tre grandi scrittori: lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e l’Inca Garcilaso de la Vega.

“Quest’anno la giornata celebra un colpo mortale dato all’onnipotenza dell’autore dall’intelligenza artificiale” ha affermato sarcasticamente il poeta Raul Karelia.

L'autore è solo il portavoce di un messaggio d'arte

Elaborando il manifesto "Ipertransavanguardia del medioevo atomico", pubblicato nel 1997, ho espresso l'idea che l'autore è solo il portavoce di un messaggio d'arte universale, che lo scrittore esprime in nome dell'Umanità; dal che deriva che egli non ha la proprietà intellettuale delle sue opere ma il mero possesso (detentio) delle forme artistiche, senza che chicchessia possa vantare alcuna proprietà né assoluta né relativa sul prodotto. Da ciò una drastica riduzione dell’arte-merce e la possibilità per qualunque lettore di attingere gratuitamente alle opere in rete.

Giudici sottoposti per Costituzione solo alla legge e non ai ministri

Da magistrato fui chiamato “giudice anticopyright”. Il 15 febbraio 2001 (erano i tempi di Napster), assolsi per stato di necessità (leggasi fame) quattro extracomunitari accusati di avere violato il copyright vendendo per strada compact disk contraffatti. La sentenza mi procurò un'interrogazione parlamentare e un’azione disciplinare del ministro Castelli, dalla quale il CSM mi prosciolse “riaffermando la piena libertà e indipendenza dei giudici, sottoposti per Costituzione solo alla legge e non ai ministri”.

Quella sentenza sconquassava il diritto d’autore, prendendo atto che è stato travolto dalla nuova tecnologia, che riduce la proprietà intellettuale ai minimi termini, in quanto non più patrimonio del singolo ma all’origine dell’intera Umanità.

Libro di Gennaro FrancioneHo raccolto quelle elucubrazioni d’avanguardia nel libro No copy, no party (Sentenza anticopyright. prima e dopo) - Memorie e rivoluzioni del giudice anticopyright (Arduino Sacco, Roma 2011; ripubbl. da Primiceri editore, Padova 2021): un saggio che è un inno a una costituzionale arte libera e gratuita per tutto il mondo sul modello dilagante di internet.

L’Ia è l’estremo suggello a questo depotenziamento autoriale. Dopo l’assegnazione del prestigioso premio letterario giapponese Akatugawa Prize, la scrittrice Rie Qudan ha confessato di avere scritto il romanzo con l’aiuto di ChatGPT: “Ho intenzione di continuare a trarre vantaggio dall’uso dell’AI nella stesura dei miei romanzi, lasciando che la mia creatività si esprima al massimo”, ha aggiunto.

La rivoluzione per la quale attualmente ancora combatto è quella per l'affermazione del primato del Sapere sull'Economia come diritto primario e ineliminabile dell'Umanità. Il progetto è la realizzazione “di un'autentica rotazione universale dei beni materiali e delle risorse spirituali, in pratica per un mondo sferico, col Tutto distribuito fra Tutti. Arte e pane e oro e impresa”.

L’IA è l’ulteriore riprova della macchina inarrestabile grazie alla quale l’Uomo, qualunque essere vivente di questo pianeta, riesce a costruire arte libera e gioiosa. In parallelo chiunque può godere di quei frutti gratuitamente grazie alla diffusione in rete in quella che sta diventando una gigantesca Biblioteca Universale.

 

GENNARO FRANCIONE, nato a Torre del Greco (NA), è noto magistrato, oggi in pensione col grado di Consigliere di Corte di Cassazione. Notevoli sono le sue posizioni contro il processo indiziario e il farraginoso ordinamento italiano della giustizia. Scrittore e drammaturgo, vanta oltre duecento opere teatrali tuttora rappresentate con successo, per le quali ottiene autorevoli riconoscimenti. Ha continuato la tradizione di Ugo Betti (anch'egli giudice), del quale è definito dal centro Ugo Betti "naturale erede". L'11 giugno 2024 ha ricevuto il premio internazionale "Enrico Caruso da san Giovanniello a New York", come "forza viva della nuova drammaturgia".

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