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In Sicilia i funghi più amari d’Italia: 142 euro per il permesso di raccolta

Ad Alcamo scandalo di una pratica bloccata dal Comune, che pretende per sé un pagamento destinato alla Regione

funghi in Sicilia

In Sicilia i funghi sono i più amari d’Italia: per avere il permesso di raccolta bisogna spendere ben 142 euro l’anno; e c’è anche lo scandalo di trenta euro che i Comuni vorrebbero continuare a incassare pur essendo pretesi dalla Regione. La questione è scoppiata ad Alcamo per una pratica bloccata da un mese, ma riguarderebbe nell’isola migliaia di appassionati di funghi.

Può sembrare una barzelletta, ma raccogliere in Sicilia anche un solo fungo senza essere in possesso di un tesserino regionale può costare caro, cioè una sanzione da 50 a oltre 300 euro. Lo dispone la legge regionale n. 3 del 2006 e successive modificazioni del 2023. Queste norme dovrebbero avere lo scopo di tutelare l’ambiente, ma in sostanza si traducono nell’imposizione di tributi e nell’elargizione di fondi ad associazioni locali autorizzate a tenere a pagamento corsi di formazione obbligatori per potere poi ottenere il tesserino; e non è una bazzecola, perché si tratta di ben ottanta euro per ogni partecipante al corso, che se è residente fuori regione dovrebbe addirittura frequentarlo ogni anno.

Il balzello e la barzelletta di una pratica ferma per 30 giorni

Il conto arriva perciò a ben 142 euro perché l’appassionato che cerca di mettersi in regola ottenendo il tesserino autorizzativo deve inoltre fornire due marche da bollo di euro 16 ciascuna e versare annualmente un contributo regionale di trenta euro. Questo balzello era incassato originariamente dal Comune attraverso il quale avviene il rilascio del tesserino; e l’ente locale, trattenendo una parte per sé, doveva trasferire il ricavato alla Regione. A quanto pare, però, questi trasferimenti di denaro da ente ad ente non avvenivano, a dir poco, come previsto; talché a un certo punto la Regione Sicilia ha stabilito che dal 26 ottobre 2025 il richiedente deve pagare direttamente ed esclusivamente a lei – non al Comune - il contributo di trenta euro. E qui, come si dice, casca l’asino.

Il Comune di Alcamo, nonostante i solleciti, ha tenuto ferma per trenta giorni una istanza di rilascio del tesserino, in sostanza ritenendo inaccettabile il versamento dei trenta euro effettuato invece regolarmente alla Regione, che a sua volta, nonostante le richieste ai vari uffici, non ha fornito alcun chiarimento.

Sembra una vicenda ridicola, tanto più che non viene rilasciato il tesserino e nemmeno lo si nega, lavandosene, come si dice, le mani. L’autorizzazione, peraltro, non vale un anno, cioè 365 giorni solari, ma dall’1 gennaio al 31 dicembre; e il tardivo rilascio riduce per l’appassionato i mesi di possibile utilizzo e rende ingiusti gli introiti per enti pubblici e associazioni. Ma, maledetti funghi, non finisce qui. Dalle bonarie sollecitazioni s’è passati ora infatti alle diffide: o si rilascia il tesserino entro breve termine o si procede in tribunale.

Gaetano AlemanniGAETANO ALEMANNI è stato ispettore superiore di polizia, cofondatore e segretario nazionale di sindacati di categoria, per i quali ha anche diretto organi di informazione. Ha operato in servizi di sicurezza a Milano e diretto indagini per la lotta alla mafia in Sicilia. Istruttore e direttore di tiro, è consulente tecnico della magistratura e saggista.

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