
Suicidi imperfetti ed omicidi ambigui
L’autopsia psicologica corre in aiuto alla medicina legale
Numerosi i casi di cadaveri che non parlano: dal giallo di Roberto Calvi a quelli di David Rossi e Liliana Resinovich, metodi di indagine sullo stato mentale antecedente la morte
Medicina legale, indagini tradizionali e tecnologia non bastano sempre a far luce sulle cause della morte. Molti casi restano tuttora oscuri anche a distanza di molti anni, come quelli di Roberto Calvi e David Rossi, o, più recente, quello di Liliana Resinovich. Suicidi? Omicidi?
Il banchiere Roberto Calvi fu trovato morto a Londra il 18 giugno 1982, impiccato sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi, con alcune pietre nelle tasche e le mani legate dietro la schiena. Lo studio medico e l’analisi della scena misero in dubbio che si fosse tolta la vita: le modalità erano anomale e si pensò a una messinscena per mascherare un delitto.
Le inchieste inglesi e i processi in Italia puntarono sulla ricostruzione dei trascorsi del banchiere, implicato in scandali bancari e finanziari internazionali, nonché sul suo stato emozionale, con quella che già allora si poteva considerare un’autopsia psicologica. Ma nemmeno le rivelazioni di mafiosi pentiti servirono per mettere una parola definitiva al caso.
Aperto resta il giallo di David Rossi, ex capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi, che il 6 marzo 2013 fu trovato morto a Siena nella strada sulla quale si affacciava il suo ufficio. Il caso è stato archiviato come suicidio, dopo avere ricostruito lo stato di tensione all’interno dell’istituto che era finito al centro di indagini. Ma altre risposte potrebbero scaturire da ulteriori accertamenti scientifici e da una commissione parlamentare d’inchiesta. Rossi si lanciò dalla finestra o fu scaraventato nel vuoto da qualcuno?
Appassiona maggiormente l’opinione pubblica il caso di Liliana Resinovich, la pensionata sparita a Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata senza vita il 5 gennaio 2022, avvolta in due sacchi neri. A una prima richiesta di archiviazione come suicidio sono seguiti più approfonditi accertamenti di medicina legale, secondo le quali la donna fu invece assassinata; e per l’ipotesi di omicidio è indagato attualmente il marito. Rilevanti sono state le valutazioni sullo stato psicologico della Resinovich, al centro di un conflitto causato da una presunta relazione extraconiugale: aveva motivi per togliersi la vita o qualcuno l’ha ammazzata per un rifiuto o per punirla per un tradimento?
Persone scomparse o decedute: diagnosi differenziale
L’autopsia psicologica è un metodo di indagine teso alla ricostruzione dello stato mentale pre-mortale di una persona scomparsa o deceduta, al fine di giungere a una giusta diagnosi differenziale tra cause naturali, accidente, suicidio od omicidio. La metodologia di ricostruzione retrospettiva è il frutto di una crescente attenzione rivolta alla vittima del reato e, dunque, del passaggio da un sistema accentrato sull’autore della fattispecie delittuosa a un altro incentrato sulla relazione dinamica autore-vittima.
Al centro dello studio sono perciò la personalità, la vita e l’ambiente della persona deceduta, nel range temporale che precede la sparizione o il decesso, con lo scopo di fornire un contributo utile e di orientare le investigazioni stesse. Tale analisi forense non mira meramente a ricomporre le condizioni psicologiche del deceduto, ma a stabilire quale peso abbiano avuto nella genesi degli accadimenti che hanno condotto alla morte, anche col fine di mettere in luce le cause che l’hanno generata. Col termine “causa” non ci si riferisce alla “causa lesiva” quanto piuttosto, più ampiamente e genericamente, all’origine e alle dinamiche della morte, nonché al rapporto intercorrente tra l’autore del fatto criminoso e la vittima.
Incrocio con i dati di carattere medico-legale e investigativo
L’autopsia psicologica deve essere condotta in modo obiettivo, come si farebbe per un’autopsia medico-legale; anche attraverso le testimonianze di chi conosceva e frequentava il soggetto, nonché l’esame della documentazione personale, consistente in lettere, diari, biglietti d’addio e qualsiasi altro materiale utile. La conduzione di interviste a parenti, amici, conoscenti o comunque persone che orbitavano attorno alla persona morta, l’analisi della documentazione e l’incrocio degli elementi raccolti con i dati di carattere medico-legale e investigativo hanno l’unico scopo di ricostruire lo stile di vita, la personalità e le caratteristiche fattuali del decesso
Sostanzialmente, attraverso questa tecnica si intende ricostruire cosa passasse nella mente della persona deceduta al momento della sua morte, mediante indagini sulle funzionalità cognitive, sulla presenza di schemi comportamentali ricorrenti o pensieri ossessivo-compulsivi, sulle sue abitudini di vita etc. L’obiettivo dell’autopsia psicologica consiste nella ricerca e nell’analisi del frangente psicologico connesso al decesso.
Non bisogna confondere l’autopsia psicologica con l’autopsia, che rimane appannaggio del medico legale.
Auspicabile sarebbe l’impiego del protocollo dell’autopsia psicologica non soltanto e primariamente nelle investigazioni giudiziarie, ma anche nelle indagini difensive. Tale strumento può rivelarsi di grande aiuto per giudici, pubblici ministeri, avvocati, medici legali e, in genere, per chiunque si occupi a vario titolo dei diversi tipi di decesso o comunque in casi di morte dubbia per la dinamica poco chiara.
La lettura coordinata degli esiti della crime scene analysis, delle indagini giudiziarie e dell’autopsia giudiziaria con la ricostruzione della storia di vita personale del deceduto è in grado di smentire o rafforzare una determinata tesi inerente all’interpretazione dell’exitus. Tale protocollo può essere attuato anche nei casi di scomparsa con delle modifiche allo strumento originario. Il Ministero dell’Interno ha ritenuto che “ll’applicazione di tale metodo all’analisi della vittima di scomparsa potrebbe manifestare le sue potenzialità sul duplice versante del rintraccio tempestivo e della costruzione di una valida ipotesi di lavoro, tesa ad implementare il sistema nazionale di ricerca delle persone scomparse”
VALERIA ESPOSTO, plurilaureata, è una criminologa e specialista di Scienze dell’Investigazione. Formatasi sotto la guida dei massimi esperti, si occupa anche di diritto penale. Autrice di testi specializzati, scrive su importanti riviste.









