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CRONACA CULTURA POLITICA REGIONIRivista diretta da Salvo BellaQuesto sito utilizza cookies tecnici propri e cookies di profilazione di terze parti. Continuando la navigazione accetti.
- Scritto da Salvo Bella
La catastrofe umanitaria di Gaza è un orrore, ma nessuno la ferma.
In Italia e in Europa oltre cinquantamila morti innocenti non fanno testo per i politicanti che governano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto che si ponga fine immediata agli orrori contro i palestinesi, una sorta di atto di coraggio tenendo conto dei clima di soggezione diffusa al governo israeliano.Evidente è che qualcosa andava detto e presto, a fronte della crescente indignazione popolare e delle proteste che dilagano, fino all’annuncio di una manifestazione nazionale il 7 giugno a Roma per iniziativa di partiti dell’opposizione.
Il governo ha perduto ampiamente di credibilità
Sullo scottante tema il governo ha già perduto ampiamente di credibilità, andando appresso da un lato alle decisioni americane e dall’altro al falso presupposto che nulla si possa contro Israele senza turbare gli ebrei, come se la guerra scatenata da Netanyau fosse la difesa di valori religiosi anziché conseguenza di strapotere con mire espansionistiche.
Fra gli scambi commerciali anche carichi di armi
I soli auspici di pace da parte di chi governa sono un paravento odioso in mancanza di atti conseguenti, tenuto conto che l’Italia ha addirittura votato contro l’iniziativa di limitare i rapporti commerciali contro il Paese guerrafondaio, col quale continuano invece gli scambi, autorizzati e anche occulti come il carico di 14 tonnellate di materiali bellici sequestrati quest’anno mentr’erano in partenza dal porto di Ravenna.
- Scritto da Alessandro Gambugiati

Sarebbero intorno a un milione gli italiani afflitti da sindrome ossessiva-compulsiva, un disordine psichiatrico con effetti molto negativi anche nelle relazioni sociali.
C’è una letteratura abbondante su questo tema, con approfondimenti da parte di vari specialisti, anche per le implicazioni a volte correlate con le depressioni.
Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una condizione psicologica caratterizzata dalla presenza di ossessioni e compulsioni che interferiscono significativamente con la vita quotidiana. Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e intrusivi che causano ansia, mentre le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o rituali messi in atto per ridurre l'angoscia associata alle ossessioni. È come se la compulsione fosse una ribellione del corpo al regime che la testa impone alla personalità.
Vari modi di manifestazione dei disturbi
Il disturbo si manifesta attraverso:
- Scritto da Salvo Bella
La “nuova” indagine sull’uccisione di Chiara Poggi alimenta fantasiose ricostruzioni e accanimenti contro l’indagato Andrea Sempio, così da attenderci che gli si contesti persino l’asino che vola.
C’è una gara a chi la spara più grossa sullo spaventoso omicidio commesso il 13 agosto 2007 a Garlasco, attribuendosi competenze poliziesche e scientifiche che scagionerebbero Alberto Stasi, il fidanzato della vittima condannato in via definitiva. Nell’offerta di “verità” alternative vengono prese di mira persone che col delitto non hanno nulla a che spartire; e in questo ballo avvilente entrano e spariscono cosiddetti supertestimoni pronti a dire “io so” per poi precisare “ma io non ho visto”, con sospetti sforzi di memoria a ben diciotto anni dall’omicidio.
Peli insignificanti spacciati per scoperte sensazionali
Nel tentativo di arrivare all’annullamento della condanna di Stasi si punta, com’è noto, su Andrea Sempio, indagato dalla Procura della Repubblica di Pavia. Sin qui va benissimo che si possano fare delle indagini; ma è anomalo che a uso di processi mediatici si spiattellino a ogni ora “scoperte” sensazionali: peli di per sé insignificanti che vengono raccolti, amplificati e diffusi come in catene di Sant’Antonio da nullafacenti che passano il tempo ad atteggiarsi sui social a detective e criminologi raccogliendo cuoricini di plauso da ignorantoni che li seguono.
- Scritto da Salvo Bella

Il decreto infrastrutture del governo, lunedì scorso in Consiglio dei Ministri, nascondeva una norma speciale che avrebbe scavalcato le procedure antimafia per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina; ma l’incredibile manovra è stata scoperta e bloccata dalla Presidenza della Repubblica, che è intervenuta imponendo l'alt.
I ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi avevano dichiarato che con il provvedimento avrebbero incentrato i poteri di controllo in un dipartimento del Ministero dell’Interno; e che ciò avrebbe offerto maggiori garanzie.
I poteri di accertamento e decisione sarebbero stati attribuiti a un solo funzionario di “consolidata esperienza” alle dipendenze dirette dalla politica, sottraendole ad uffici affidati a magistrati.
Varie inchieste, sfociate in arresti, rivelano che nella gestione di appalti di opere pubbliche circolano spesso mazzette, ma non mancano losche attività che favoriscono imprese di amici degli amici, cioè costruttori che servono da paravento ad organizzazioni mafiose.
La Presidenza della Repubblica ha bloccato il tentativo di indebolire il sistema attuale dei controlli, precisando che "la norma sui controlli antimafia non era contenuta nel testo preventivamente inviato al Quirinale, ma è apparsa poche ore prima della riunione del Consiglio dei ministri": una sorta di subdolo inganno.
La spiegazione del Quirinale è chiarissima: "La legislazione in vigore contempla norme antimafia rigorose per le opere come il ponte di Messina. La norma proposta prevedeva invece una procedura speciale adottata finora soltanto in casi di emergenza, come i terremoti, o di eventi speciali, come le Olimpiadi - che non risulta affatto più severa delle norme ordinarie -. Basti ricordare che la procedura speciale, che veniva proposta, autorizza anche a derogare ad alcune norme previste dal Codice antimafia, deroghe non consentite dalle regole ordinarie per le opere strategiche di interesse nazionale".
La presa di posizione non frena tuttavia il ministro Salvini, il quale annuncia che farà decidere il Parlamento; dove, com’è noto, il governo detiene la maggioranza, ma è difficile che potrà far passare al vaglio di legittimità del Quirinale una norma antimafia a chiacchiere, anzi all’inverso.







